L’Archivio, un patrimonio condiviso
L’Archivio del Museo delle storie di Bergamo
Il patrimonio del Museo delle storie si è formato a partire dal 1916 in seguito all’appello che l’allora Sindaco di Bergamo, Sebastiano Zilioli, rivolse alla cittadinanza affinché offrisse cimeli e testimonianze da destinare al nuovo Museo e Archivio Nazionale del Risorgimento, inaugurato il 20 settembre 1917.
Da allora, il patrimonio è cresciuto attraverso donazioni e depositi che si sono succeduti nell’arco di più di un secolo e che oggi, attraverso l’Archivio del Museo delle storie di Bergamo, vengono restituiti alla comunità.
L’Archivio torna così ad essere l’espressione civica di un patrimonio condiviso, ed amplifica il proprio valore divenendo accessibile per tutti.
Il portale raccoglie il patrimonio in modo integrato, ma lo presenta suddiviso in quattro sezioni che riflettono le quattro diverse tipologie di materiali conservati nei depositi del Museo.
La catalogazione dei materiali è in corso e in costante aggiornamento.
L’archivio fotografico oggi custodisce 18 fondi, tra doni e depositi, per più di un milione di immagini che raccontano la storia delle trasformazioni sociali, economiche e culturali della città di Bergamo e del suo territorio.
Notizie storico-critiche
Tutti i fondi della sezione “Fotografie” compongono oggi l’Archivio fotografico Sestini, nato grazie a SIAD Fondazione Sestini che, dagli anni Duemila si è impegnata in un’operazione di acquisizione dei principali patrimoni fotografici che sul territorio rischiavano la dispersione.
●Acquisizioni
– Domenico Lucchetti: costituita da 12.500 stampe, 13.000 negativi su pellicola e 15.000 su vetro, in parte depositata della Fondazione Sestini nel 2000 e in parte donazione dello stesso collezionista Lucchetti nel 2005. La raccolta di immagini, eterogenee per provenienza, materiali e soggetti è relativa alla storia del territorio di Bergamo e provincia tra la seconda metà dell’800 e gli anni Ottanta del ‘900.
– Fausto Asperti: con oltre 400.000 unità tra positivi e negativi su lastra e su pellicola, depositate in Museo nel 2012, il fondo conserva l’archivio dello studio Foto Express di Fausto Asperti, attivo dal 1957 al 1998 e materiale degli studi dei suoi ascendenti della prima metà del ‘900.
– Studio fotografico Pesenti: depositato in Museo nel 2015, contiene oltre 100.000 immagini (negativi su pellicola, su lastra di vetro, stampe) scattate tra gli inizi del Novecento e il 2002, anno di chiusura dello Studio, attivo a Ponte San Pietro.
– Pepi Merisio: depositato in Museo nel 2017, l’archivio del Maestro di Caravaggio -con 252.000 diapositive, 150.000 negativi su pellicola e 12.700 stampe- documenta il territorio di Bergamo e provincia e il paesaggio italiano tra gli anni ’60 e gli anni ’90 del ‘900.
●Donazioni e depositi
Molti sono i fondi giunti al Museo attraverso donazioni o depositi di privati: fotografi, collezionisti o eredi di studi fotografici. In ordine di arrivo in Museo, si tratta dei fondi:
– Raccolta Gianfermo Musitelli (2009): composta da 3.717 stampe comprende l’intera collezione di Musitelli, appassionato di fotografie di aerei civili e militari di varie nazionalità.
– Agenzia Viaggi Lorandi (2012): il fondo, con 1.300 stampe in bianco/nero, raccoglie le immagini di navi da crociera e dell’agenzia turistica Lorandi, la prima a Bergamo e tra le prime in Italia, e testimonia l’evoluzione dei viaggi di breve e lunga percorrenza nel corso del ‘900.
– Nicola Burgarella (2014): 1.237 stampe, 1311 negativi su pellicola e circa 500 negativi su lastra di vetro: l’archivio dello studio “Foto Niko” testimonia la storia della Valle Brembana dalla fine degli anni ’40 agli anni ’90 del ‘900.
– Tito Terzi (2015): con 42.000 diapositive a colori realizzate tra il 1972 e il 2009 dal fotografo amante delle montagne, tra i fondatori della rivista Orobie.
– Alfonso Modonesi (2018): composto da 100.000 negativi, 20.000 stampe e 100.000 diapositive, il fondo fotografico raccoglie reportage di rilievo nazionale e internazionale realizzati dal fotografo dal 1963 al 2016.
– Eugenio Goglio (2018): composto da 3.092 lastre su vetro, il fondo -acquisito dalla Provincia di Bergamo nel 1981- raccoglie la produzione fotografica di Eugenio Goglio, attivo in Valle Brembana dal 1890 al 1926.
– Camera di Commercio (2019): il fondo è costituito dalle circa 3.000 immagini componenti l’archivio fotografico storico della Camera di Commercio di Bergamo.
– Studio Da Re (2019): 75.000 negativi su lastra di vetro e su pellicola frutto dell’attività dello Studio, molto attivo nell’ambito della fotografia d’industria e della documentazione di opere d’arte, aperto a Bergamo nel 1923 e giunto alla quarta generazione.
– Pietro e Achille Gentili (2019): costituito da 3.986 stampe sciolte e 18 album, importanti documenti visivi per la storia della città di Bergamo tra gli anni ’20 e ’70 del Novecento.
– Marchesi Marieni Saredo (2019): composto da quasi 3.000 stampe, realizzate tra il 1912 e il 1933, che testimoniano la carriera militare del generale bergamasco Giovanni Marieni Saredo (1858-1933).
– Riccardo Schwamenthal (2019): composto da 48 stampe autografe, realizzate tra il 1956 e il 1995, che ritraggono alcuni dei grandi musicisti jazz del periodo.
L’Archivio fotografico Sestini comprende anche la Raccolta Museo del Risorgimento: un corpus di più di 7.000 stampe in bianco/nero, cartes de visite e album fotografici dall’800 al ‘900, frutto di donazioni pervenute dalla cittadinanza a partire dalla costituzione, nel 1917, del Museo e Archivio del Risorgimento Nazionale.
Note sull’ordinamento
Dal 2018 tutti i fondi della sezione Fotografie sono conservati entro appositi locali climatizzati all’interno del Museo della fotografia Sestini. Da allora, con continuità, il patrimonio fotografico è catalogato e digitalizzato grazie al contributo di SIAD Fondazione Sestini.
Ogni fondo rispetta la struttura con cui il materiale è arrivato in Museo e riflette l’attività del soggetto produttore.
Il Museo delle storie di Bergamo, rete museale oggi diffusa su 7 luoghi della città, è nato nel 1917 come Museo e Archivio Nazionale del Risorgimento. Da allora l’istituzione ha modificato il proprio nome (Museo del Risorgimento e della Resistenza dal 1961, Museo storico della Città dal 1997, Museo delle storie di Bergamo dal 2017), cambiato la sede (dalla Rocca nel 1933 al Convento di San Francesco a partire dal 1997), e mutato il profilo giuridico (da museo civico a fondazione nel 2002). L’archivio documentale riflette nella sua organizzazione e nei suoi contenuti la storia dell’istituzione e la vocazione civica che dall’origine la contraddistingue. I documenti sono infatti per lo più frutto di doni e depositi della cittadinanza e sono composti principalmente da testimonianze legate alla storia del Risorgimento, alle guerre coloniali, alla Prima guerra mondiale e alla Guerra di liberazione.
Notizie storico-critiche
Il patrimonio documentale è oggi organizzato in due grandi sezioni, la prima costituita dal materiale donato e/o depositato in Museo, dal 1917 fino ad oggi, e l’altra costituita da carte prodotte dalla stessa istituzione lungo la sua storia:
●Archivi storici di persone, famiglie, enti e Miscellanee, con 107 fondi.
Buona parte di questi fondi, almeno quelli più risalenti, vanno ricondotti alle piccole e grandi donazioni effettuate dalla comunità in occasione dell’inaugurazione del Museo del Risorgimento di Bergamo, avvenuta il 20 settembre 1917. La genesi della raccolta spiega così la presenza entro la sezione “Documenti” di materiale eterogeneo per consistenza: da singole carte appartenute a privati cittadini, talvolta accompagnate da una fotografia e una medaglia (elementi poi separati dalle carte per essere inseriti nelle sezioni oggi chiamate Fotografie e Collezioni), ad interi archivi di personalità bergamasche di rilievo. Questo primo nucleo di donazioni ha tuttavia un carattere unitario: rappresenta la memoria dell’impegno e del volontarismo dei bergamaschi per l’Unità d’Italia. Tra i 55 fondi archivistici di epoca risorgimentale si segnala per importanza ed organicità l’archivio di Luigi e Francesco Cucchi, con un Epistolario, costituito da 1.534 lettere, di grande importanza: la corrispondenza tra i due fratelli, protagonisti della vita politica di Bergamo nel Risorgimento e nel periodo postunitario, tocca momenti topici del volontarismo garibaldino.
Il patrimonio di documenti si è poi arricchito di testimonianze (per un totale di altri 50 fondi) relative a periodi successivi. Particolarmente significativi i fondi relativi alla Prima guerra mondiale tra i quali si segnalano le carte relative a Marco Tiraboschi direttore della Libreria Pietro Greppi di Bergamo, con importante documentazione epistolare a lui inviata da alcuni impiegati della ditta impegnati al fronte tra il 1915 e il 1918.
Oltre al materiale relativo all’impegno di bergamaschi, dal Risorgimento alla Guerra di liberazione, ci sono archivi legati a singole realtà locali, oppure a personalità di rilievo per il territorio. Nella sezione compaiono anche alcune raccolte “Miscellanee” create nella seconda metà del ‘900 con l’intento collezionistico che caratterizzava la politica museale del periodo. Rispondono a questo criterio:
– la miscellanea “Autografi” che consiste in spezzoni di epistolari di diversi soggetti produttori costituita grazie a donazioni diverse a partire da quella del 1917 a nome di Giuseppe Locatelli Milesi, primo conservatore del Museo
– la miscellanea “Attestati militari”, formatasi analogamente e costituita da certificati e documenti militari per lo più inerenti al conferimento di onorificenze.
●Archivio storico istituzionale, dove è raccolta la documentazione prodotta dal Museo, dalla sua costituzione come “Museo e Archivio del Risorgimento Nazionale” nel 1917 (divenuto nel 1961 Museo del Risorgimento e della Resistenza) fino al 2002, anno di nascita della Fondazione Bergamo nella Storia, cui il Comune di Bergamo affida in gestione l’intero patrimonio dell’allora Museo storico della Città.
Note sull’ordinamento
La sezione “Documenti” non rappresenta un nucleo originario del patrimonio del Museo ma è espressione di scelte di riordinamento che si sono succedute nel tempo. Le carte, spesso espressione parziale di corpus documentari più ampi giunte in Museo già selezionate da parte dei donatori, sono state riorganizzate dai conservatori del Museo secondo criteri di classificazione diversi, dettati dalle discipline museologica e archivistica delle rispettive epoche. Gli interventi subiti da queste carte hanno reso in molti casi impossibile ricostruire la provenienza e l’organizzazione originale dei documenti, che sono stati dunque riordinati in ordine alfabetico per “soggetto produttore” e, al loro interno, in ordine cronologico.
Le collezioni del Museo delle storie di Bergamo comprendono materiali eterogenei pervenuti attraverso donazioni e depositi a partire dal 1916, quando il Comune di Bergamo ha invitato la cittadinanza a donare i propri cimeli per la creazione del Museo e Archivio del Risorgimento Nazionale, inaugurato il 20 settembre 1917.
Nel tempo il Museo ha ampliato il proprio ambito di competenza, accogliendo materiali storici relativi non solo al Risorgimento, ma anche alle guerre coloniali, alla Prima e alla Seconda guerra mondiale e alla Guerra di liberazione, nonché alla cultura e alla società del territorio bergamasco in generale.
Notizie storico-critiche
La sezione rispecchia l’abitudine, che ha caratterizzato il Museo fin dalla sua origine, di dividere le donazioni composite sulla base della tipologia degli “oggetti” pervenuti in dono, secondo una concezione collezionistica dei beni tipica della museologia dell’epoca. Una volta estratti dalle donazioni di provenienza, i materiali simili per tipologia erano raccolti in fondi specifici e catalogati come cimeli storici e “oggetti da musealizzare”, spesso senza lasciare alcuna traccia del vincolo che li univa al corpus originario di provenienza.
La sezione si articola in due raccolte:
●Collezioni
Sono qui comprese raccolte di oggetti che a diverso titolo testimoniano la storia politica, sociale e culturale della città di Bergamo e del suo territorio:
– Armi bianche e da fuoco risalenti principalmente alle guerre risorgimentali e alle due guerre mondiali;
– Elmetti e Oggetti – militari e non -, legati alla vita quotidiana, ai mestieri e alle tradizioni del passato;
– Tessili, comprendenti abbigliamento militare e civile, buffetterie, bandiere, stendardi, sciarpe di carattere patriottico e distintivi di appartenenza a gruppi e associazioni.
A queste raccolte si affiancano:
– la Fonoteca, con dischi musicali e rulli traforati per autopiano;
– gli Apparecchi Fotocinematografici provenienti da studi fotografici e collezionisti.
Entro questa sezione si trovano anche alcune tipologie di testimonianze “documentali” come:
– i Proclami, le Stampe e le Cartoline, raccolte create nel secolo scorso dai conservatori del Museo che hanno spesso estrapolato questo tipo di documenti da donazioni composite, considerandone più il valore di cimelio che quello documentario.
Sono catalogati entro la sezione Collezioni anche due particolari tipologie di materiali relativi alla storia del Convento di San Francesco, sede del Museo e dei suoi depositi:
– i Lapidei, riconducibili in buona parte all’antica chiesa di San Francesco;
– gli Affreschi del Convento di San Francesco, che censisce le pitture a fresco ancora esistenti presso il complesso e gli strappi d’affresco ad esso riconducibili oggi esposti presso Palazzo della Ragione o conservati presso i depositi della pinacoteca Accademia Carrara.
●Collezioni di opere e oggetti d’arte
Sono qui catalogate tre raccolte di oggetti d’arte, giunti in Museo fin dalla sua istituzione, nel 1917, attraverso donazioni e depositi:
– Dipinti e Sculture raffiguranti personaggi della storia ottocentesca locale;
– Medaglie e monete storiche.
La schedatura di questi beni è frutto di campagne di catalogazione finanziate da Regione Lombardia e realizzate dall’allora Museo storico della Città attraverso l’applicativo SIRBeC. Per questo motivo queste tre raccolte costituiscono una autonoma sezione.
Note sull’ordinamento
Con il termine “Collezioni” si identificano tutti i materiali datati dalla fine del XVIII secolo alla fine del XX secolo che afferiscono al patrimonio artistico, al patrimonio storico-militare, a quello tecnico-scientifico e a quello demo etnoantropologico donati al Museo nel corso del XX secolo. La sezione non rappresenta un nucleo originario del patrimonio museale ma è espressione di scelte di riordinamento che si sono succedute nel tempo. Le diverse donazioni di materiale simile per tipologia hanno infatti determinato la costituzione di vere e proprie “raccolte” che non hanno al loro interno particolari criteri di ordinamento.
Gli oggetti sono catalogati attraverso tracciati catalografici che ne rispettano la tipologia: le schede OA dell’ICCD (Istituto Centrale per il catalogo e la Documentazione del Ministero della Cultura) per le opere d’arte, le schede PSM per gli oggetti del patrimonio storico–militare e le schede PST per il patrimonio tecnico-scientifico.
Presto online le raccolte che compongono la sezione con una preziosa collezione cartografica frutto di un importante deposito.
Notizie storico-critiche
Nel corso degli anni sono state numerose le donazioni di carte geografiche da parte dei benefattori del Museo: talvolta sono giunte singole mappe legate principalmente ai fronti delle guerre coloniali e mondiali, altre volte sono state consegnate al Museo consistenti collezioni di cartografia storica, per garantirne la conservazione e la valorizzazione, come le collezioni Beretta, Marchiondelli, Marinoni e, di recente, la collezione Vavassori Bisutti e Medolago Albani. In questi casi la cronologia di riferimento del materiale spazia dal XVI al XIX secolo.
Note sull’ordinamento
Ogni collezione rispetta l’ordinamento attribuito dal soggetto produttore. Il materiale è attualmente catalogato con il tracciato delle schede OA dell’ICCD (Istituto Centrale per il catalogo e la Documentazione del Ministero della Cultura).