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FONDO NICOLA BURGARELLA

1.100 stampe sia a colori e in bianco/nero, 800 negativi su lastra di vetro e 100 negativi su pellicola: l’archivio dello studio fotografico di Nicola Burgarella testimonia la storia della Valle Seriana nel secondo dopoguerra.

introduzione

Composto da 1.100 stampe sia a colori, sia in bianco/nero, 800 negativi su lastra di vetro e 100 di negativi su pellicola raccoglie la produzione del negozio e studio fotografico “Foto Niko”, attivo dalla fine degli anni Quaranta agli anni Novanta del ‘900 in Valle Seriana.

Cenni storici

Nicola Burgarella (1922 – 2011), originario di Trapani, durante la seconda guerra mondiale scatta fotografie per l’aeronautica italiana, negli ultimi anni del conflitto giunge nella bergamasca, dove sceglie di restare dopo la conclusione della guerra. Tra il 1948 e il 1949 apre il negozio “Foto Niko” a Zogno, che gestisce avvalendosi della collaborazione della moglie Maria Pesenti, a cui affida un secondo negozio, aperto solo nella stagione estiva, a Serina.

L’attività di entrambi gli esercizi beneficia del “boom” economico e dell’esclusività del servizio, offerto in un contesto provinciale in cui al tempo operano pochi studi fotografici. La produzione è principalmente legata alla committenza locale durante tutto l’anno: ritratti, fototessere, album di matrimoni, funerali e ricorrenze religiose, sono i principali soggetti immortalati, oltre a gare sportive, riprese per aziende locali, visite di personalità politiche. Nei mesi estivi la clientela si amplia ai turisti milanesi in alta Valle Brembana che commissionano servizi fotografici a tema familiare, oltre a questo i servizi estivi sono dedicati alla nota fiera del bestiame di Serina.

Nel complesso l’archivio di Burgarella fornisce uno spaccato sociale della provincia bergamasca nella seconda metà del ‘900.

Materiale

Le immagini del fondo sono stampe a colori e in bianco/nero, negativi su lastra di vetro e negativi su pellicola di vario formato.

Il fondo comprende anche attrezzatura fotografica del negozio “Foto Niko”, conservata nelle collezioni del Museo.

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