Bergamo anni ’60: un polo della fotografia

Alfonso Modonesi ricorda sempre con entusiasmo gli anni della formazione e il clima fotografico vissuto a Bergamo. Sono gli anni del Fotoclub attorno a cui gravitano Pepi Merisio, Alessandro Brembilla, Rinaldo Della Vite, Carlo Leidi – punti di riferimento preziosi per il giovane fotografo -, ma sono anche gli anni di importanti esposizioni fotografiche.

Nel 1961 è bandito il concorso Galleria “La Torre” dedicato al ritratto; nel 1962 si tiene il “Trofeo Legler”, che vede Antonio Arcari, Cesare Colombo e Paolo Monti tra i membri della giuria; del 1963 è la mostra “La Figura Umana”; del 1964 la rassegna “L’uomo e la domenica”. Non meno interessanti sono i nomi di fotografi che giungono in città: Gianni Berengo Gardin, Enrico Cattaneo, Mario Cattaneo, Tranquillo Casiraghi, Mario Giacomelli, Piero Racanicchi e Fernando Scianna.

 

Il premio “Città di Fermo”: un punto di partenza

Il 1964 è un anno cruciale per Modonesi, nominato vincitore della terza edizione del premio “Città di Fermo” per il Reportage fotografico. Promosso nel 1962 da Luigi Crocenzi, il concorso dedicato al fotoracconto premia la foto Villa Bardi “degli Angeli” presentata dal giovanissimo fotografo. Una fotografia, scattata proprio in quell’occasione, ritrae Alfonso Modonesi in compagnia di Pepi Merisio, Alessandro Brembilla, Toni Nicolini, Luigi Crocenzi e Padre Nazareno Taddei, quasi a testimoniate il fermento culturale degli ambienti frequentati in quegli anni.

Le sue capacità narrative appaiono oramai consolidate: nel 1965 vince di nuovo il premio ex aequo e negli anni successivi è ingaggiato come fotoreporter dal settimanale “L’Europeo”.

 

Chelò e Fogliò

Le immagini scattate da Modonesi tra gli anni ’60 e ’70 sono raccolte in due libri fotografici editi dal Centro Studi Valle Imagna: Chelò, pubblicato nel 2001, e Fogliò, del 2002. Entrambi sono termini dialettali usati in Valle con il significato di ‘qui’, il primo, e di ‘là’, il secondo. Chelò documenta il paesaggio, le case e la vita della popolazione della Valle Imagna; Fogliò accoglie otto fotoracconti, tra più cari e significativi al fotografo, introdotti dalle parole di Cesare Colombo.

Tra questi è divenuta oramai celebre la sequenza che ritrae l’umanità del cardiochirurgo Gaetano Azzolina verso i ‘bambini blu’; quella del maestro elementare Mario Ivaldi, insegnante della Scuola Armando Diaz; infine quella che documenta la vita appartata delle monache del Convento di Santa Grata.

 

Condizione coniugale (1967) e Città Alta (1960-1970)

Condizione coniugale, servizio più volte premiato, ritrae con naturalezza alcuni momenti privati della famiglia Modonesi. Il soggetto ritratto è la moglie del fotografo, Sandra, colta con autentica spontaneità dalla macchina fotografica del marito.

Cesare Colombo descrive così le immagini: “La nascita di una figlia è la metafora della trasformazione di una coppia in una microsocietà familiare. Ma in queste inquadrature leggiamo anche l’inizio di un percorso dentro il benessere della società dei consumi, allora al suo esordio. L’interno con lavatrice, quadretti, e tendine, e la presenza della plastica in ambienti decorosi ma spogli, non ancora ‘vissuti’… sono allusioni, l’inizio di un racconto di cui potremmo oggi conoscere il seguito”. Un racconto che ha il suo inizio nella seconda metà degli anni ’60 in Città Alta, dove la coppia si trasferisce subito dopo il matrimonio. È la stessa Città Alta che Modonesi immortala nel reportage omonimo e con cui apre e chiude il volume Fogliò.

Ad essere ritratta è in questo caso la macrosocietà cittadina, lontana dall’essere investita dal miracolo economico cui allude Colombo. Si tratta infatti di un piccolo borgo, quasi un ‘paese’, dalle vie semi deserte in cui i bambini corrono e giocano liberi, o dalle strade acciottolate percorse dal carretto che, di casa in casa, raccoglie i panni sporchi. Modonesi cattura con sguardo attento e curioso la semplicità di quel centro, documentando con essenzialità e schiettezza “una città così bella” che nei ricordi del fotografo “era in bianco nero come la sua gente”.